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F052 Codici culturali (domande di Rosanna Perrone)

Allora ragazzi, i lettori di F052 non sanno che i progetti e le comunicazioni dei Medullary Paralysis sono segretissime e di nicchia, per riuscire a seguirvi occorre praticamente diventare vostri amici e vivere con voi questa grande esperienza. Abbiamo un blog a disposizione, http://themedullaryparalysis.com/ per poterlo fare, ma c’è di più, perché com’è capitato a Matteo Rosin quando ha collaborato con voi per la realizzazione dell’artwork dedicato al China Tour 2010, chiunque può attivamente partecipare alla grande esperienza che la band sta vivendo. Ma vi va di dirci cosa state facendo in questo momento, a che punto siete arrivati, soprattutto quali saranno i passaggi successivi? 

Ciao Rosanna, che bello vedere citato anche Matteo, il nostro designer di riferimento, ci capisce al primo colpo quando spieghiamo o anche solo abbozziamo un’idea, per esempio quella legata alla copertina e all’artwork del cd a cui stiamo lavorando proprio ora. Sì, siamo tornati dal Canada quest’estate e ora ci aspetta un grande lavoro, che si svolgerà tra Canada e Italia, di scelta dei take, avendo registrato ore di musica, senza dimenticare editing, poi il giusto equilibrio tra ogni singolo strumento tramite il mixing e infine il mastering. La nostra esperienza in Canada è stata molto soddisfacente ma non bastano certo 18 giorni per registrare il cd che abbiamo in serbo, opinione condivisa anche da André. Non abbiamo fretta, il lavoro si fa sempre più delicato ed è giusto dedicare il nostro meglio a questo nostro primo vero album.

Qualcuno ha parlato del potere della musicofilia per portare cambiamento nella vita delle persone, che agisce grazie all’influenza della musica sul nostro cervello lavorando sulle dissociazioni mentali. In che maniera lo stile indie industrial glam on the dance floor permette questo meccanismo spingendoci a morire e poi rinascere, secondo la vostra filosofia?

Ci piacerebbe saperlo da chi la ascolta la nostra musica. Abbiamo delle immagini molto forti e forse buffe, se vuoi, a riguardo, bene impresse nella memoria: c’era un ragazzo cinese con una camicia bianca e i capelli sparati in aria al 46 di Changsha che per tutto il concerto è rimasto attaccato alle transenne tenendosi le mani tra i capelli e… poi si schiacciava la testa durante i ritornelli come se gli stesse per esplodere. Aveva la faccia felice, adrenalina e estasi. Non è questo il vero motivo per cui suonare?

Dunque, andiamo avanti. L’industria creativa oggi è definita “alternativa”, perché trova le sue infrastrutture nelle piattaforme della musica digitale e della pirateria. Ciò è sicuramente chiaro sintomo di un cancro che sta combattendo la cultura in generale in questo momento e probabilmente non è ancora chiaro ai nostri occhi che ci sono metodi di “cura” alternativi, rispetto alle regole ostinate di mercato che conosciamo a memoria. Sono infatti queste che hanno portato alla crisi discografica e alla perdita di valore della musica come linguaggio. Di contro, nascono dal basso continui progetti come via d’uscita da tale meccanismo e, tanto per indicare un altro punto a favore della geniale trovata della vostra band, occorre che io sottolinei la strategia crowdfunding che avete scelto di adottare per sostenere parte dei vostri obiettivi. Ce ne parlate?

L’idea del crowdfunding è una risposta naturale alla speranza di avere qualcuno che metta tutti i soldi per te, il sogno del contratto discografico con cui ti sistemi per la vita. Quel contratto non c’è e quindi? Non si fa nulla? Si ferma tutto? Abbiamo deciso di mettere in piedi una campagna di fundraising indirizzata ai nostri fan, non abbiamo voluto ricorrere a piattaforme come Eppela, Kickstarter e simili. Abbiamo voluto mantenere un rapporto esclusivo, elitario con chi ci segue da sempre. Così in base al nostro database, sono state create delle comunicazioni ad hoc, una in italiano e una in inglese che rimandavano a delle landing page in cui ognuno poteva scegliere il pacchetto più adatto, con vari benefit e vantaggi (segreti, ahah!).

Tra l’altro proprio nel 2010 ci sono stati segnali incoraggianti da parte dei governi verso un mutamento di opinione della musica digitale mentre, il fatturato complessivo dei maggiori 50 tour mondiali registrava un calo del 12%. A questo vi aggiungo una stima: pare che l’ammontare delle perdite delle industrie creative europee potrebbero subire entro il 2015 perdite pari a 240 miliardi di dollari per effetto della pirateria. Ora che vi ho presentato questo quadro, cosa proporreste, invece, come azione dall’alto?

Non ci siamo mai occupati della situazione “dall’alto” e sinceramente non abbiamo nessuna bacchetta magica da proporti, così, su due piedi. Di sicuro dal basso, possiamo dirti che un gruppo non può certo basare la propria vita sulle vendite di un cd “fisico”, da solo. Ora è il gadget a fare cassa e il cd viene distribuito gratuitamente insieme semmai. La creatività deve svilupparsi in questo settore, a nostro modo di vedere. Il cd inoltre è una scelta quasi anacronistica: ad un certo punto (non nel nostro ora, per una serie di ragioni strategiche), ha più senso sfornare dei mini-ep e poi racchiuderli in un cofanetto deluxe oppure pubblicare un singolo ogni due mesi e cercare un remix di richiamo per esempio di volta in volta.... Ci sono poi le partnership a tenere in piedi un gruppo, gli sponsor, bisogna sempre capire dove finisce una collaborazione vantaggiosa per entrambe le parti e dove inizia una pura e semplice marchetta.

E invece il consiglio che dareste ad un emergente? Quale potrebbe essere invece il vostro messaggio ad un giovane che volesse ripercorrere lo stesso percorso artistico dei Medullary Paralysis?

Sbagliare, provare strade sconosciute, osare, con un business plan in testa.

Perché al gatto nel video “Rehearsing for the upcoming tour in China” non avete messo una tuta purple? Me ne regalate una? Dai, vi prego…

Perché la gatta (Nuvola) non aveva ancora deciso di entrare nel gruppo… ah, quindi condividi la nostra visione? Pronta la tuta! Ci piacerebbe poi invitare Mr. Wiggles in sala prove, una volta o l’altra ci riusciremo visto che Neil (Swaab ndr) su Facebook ogni tanto risponde a Valentino…

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